Fausto Corsini Fausto Corsini
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11-04-2008 FAUSTO CORSINI ALL’AREA PROGETTO
20 aprile – 18 maggio 2008, Palazzo Santa Margherita, MODENA
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05-04-2008  
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29-02-2008 dal9 marzo al 20 aprile 2008
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29-02-2008  
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AutoritrattoFausto Corsini è un visionario ma la modalità dei suoi atti fotografici sottende un'altra delega oltre alla abdicazione programmatica dalla ragione progettuale all'appercezione involontaria: la delega ulteriore in Corsini è dall'occhio allo strumento, entro una azione fotografica che esclude la mira oculare dell'inquadratura.

Nei suoi lavori più significativi Corsini non guarda l'obbiettivo e scatta affidandosi a un lancio repentino dalla percezione oculare intuitiva alla cattura strumentale dell'immagine, secondo un modulo in due tempi: l'occhio nudo che vede qualcosa e la macchina che lo cattura, diciamo, "a mano". Corsini salta un passaggio, quello dell'occhio posato sul mirino; nel suo lavoro sguardo e strumento si separano in due fasi ma sono legati da una straordinaria fluidità del rapporto, da un rilancio complice. Come nella dinamica calcistica del cross, il giocatore attiva il passante al compagno che ne esegue la conseguenza e questa è praticabile solo dalla sua angolazione; così in Corsini l'occhio che ha visto cede alla macchina - diretta a mano - l'angolo della cattura. La risultante è una visione cibernetica, in cui ocularità e meccanicità del vedere si addizionano in un ibrido fotosensibile.

L'inedito che appare negli scatti di Corsini dipende da questa concessione all'innaturalità. In questo senso il suo lavoro è squisitamente fotografico: solo la macchina può vedere quello che il fotografo intende mostrare. Qui la macchina funziona come protesi, come sonda guidata ma autonoma, si potrebbe dire robotica, nell'atto del prelievo.

Fausto Corsini mette in atto le sue catture fotografiche lavorando sull'istante, sull'immediata appercezione del reale ma acconsentendo con straordinaria naturalezza alla mediazione fredda, tecnica dello strumento: ne consegue un prodotto visivo in cui risultano innestate l'umanità dell'occhio che intuisce e la cerebralità puramente meccanica della macchina che esegue lo scatto. Da qui la dimensione visionaria in cui il fotografo ci conduce, laddove la visione travolge l'oggettività del reale e la elegge a un piano percettivo che costeggia l'allucinazione, dimostra l'irrealtà del reale, ha il sapore rischioso, ermetico della commistione cyber, nell'innesto corpo-macchina, come concettualmente in Ballard, poi in Cronenberg.

Le visioni di Corsini sospendono immagini quotidiane di viaggio, d'osservazione, di incontro in cui ogni elemento è riconoscibile (un braccio sul cruscotto, un volto nello specchietto, i giochi nel parco abbandonati) ma nell'evidenza di una alterazione già subita o nella sospensione di un istante spettrale: ad esempio nel trittico polaroid dell'altalena, montato sovvertendo la consequenzialità del movimento oscillatorio, in un troppo chiaro che evoca il riaversi della vista dopo un abbacinamento.

Il livello ulteriore di questa ricerca, estremamente selettiva, viene affidato a veri e propri cicli, dove Corsini immette le sue immagini nella variabile temporale, nelle successioni di attese e passaggi. Le opere che ne risultano sono peraltro esenti da qualsiasi sequenzialità cinematografica: gli attimi vengono giustapposti con quella concisione a sè stante, narrante per stazioni singolarmente concluse l'una accanto all'altra, che appartenne alla pittura da ciclo e da polittico.

Le contaminazioni pittoriche sono presenti nell'apice di combustione di questa pratica fotografica, in grandi lavori monocromi, dove la visione deflagra in un incendio di materia che lascia appena una traccia della cosa, essere, volto che ne resta avvolta:

     acuto sì, che'l viso...
     chiuder conviensi per lo forte acume

Paolo Donini

 

 

  © Fausto Corsini - CF CRSFST71H20G393H